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l’Aglianico era ancora chiamato chianichiello .I contadini mettevano a disposizione il vino gratis anche perché noi organizzatori ritiravamo una bottiglia di vino scumante (come si dice da queste parti) per la gara del migliore spumante della zona, un diversivo e intrattenimento nella serata di sagra che dava un pizzico di agonismo e sana competizione tra i contendenti, bisognerebbe ripristinarla abbinata ad un assaggio di dolci fatti spontaneamente dalle signore locali.All’epoca non si faceva neppure la domanda al Comune per organizzare la manifestazione, al limite si diceva a voce al vigile o al sindaco, ora per svolgere una sagra servono permessi, attestati, sopralluoghi, in poche parole una pratica completa per la sicurezza, l’agibilità e la compatibilità sanitaria dei luoghi; è questo che ha limitato enormemente (per fortuna dei consumatori) la proliferazione di sagre non seriamente organizzate. Bisogna ricordare anche un episodio luttuoso della Sagra, era l’anno 1982 e si svolgeva la IX edizione, un colpo di vento divelse un pannello di legno dello stand che cadde su una pentola in ebollizione e si sviluppò un principio di incendio generando un fuggi fuggi generale; un nostro compaesano, turista in ferie e grande estimatore della Sagra, apre il chiosco della stazione di servizio Acernese, prende l’estintore e corre verso lo stand, questo sforzo commistato con l’emozione e la tensione gli fu fatale, ma anche tra gli organizzatori si contavano feriti, contusi e scottati, un episodio che fece riflettere e da allora è stata data priorità e attenzione alla sicurezza.
Tornando al menù, nel 1988 fu inserita la braciola pietrafusana; in alcuni dialetti chiamata anche Vrasciòla. Da non confondere con la bistecca così come chiamata in alcune parti d’Italia, essa consiste in fette di carne bovina a forma di involto, legata con spago da cucina,
contenente erbe aromatiche e formaggio da cuocere lentamente nel ragù di pomodoro.
Ricordare e proporre i gusti del passato è un’operazione anche culturale.
Rinunciare, per gli organizzatori, ai giorni di festa impegnandosi per la Sagra evidenzia una componente umanistica e altruistica del paese; è sforzo intellettuale la tutela e la promozione delle specificità locali. Ma l’aspetto più interessante è quello moderno, l’opera e il tentativo costante negli anni di migliorare la qualità ricettiva e quella del prodotto proposto.
La sagra, per noi organizzatori pluriennali, è un momento in cui ritrovi una traccia della tua
memoria e passando in rassegna la tua vita potrai trovare un filo da seguire per il tuo futuro.
Scorrendo le foto delle varie edizioni notiamo con rammarico che alcuni nostri amici, coetanei, ci hanno lasciato prematuramente e questo ci riempie sì di tristezza
ma ci sprona a continuare questa avventura anche per loro.
La Sagra del Fusillo con il suo appuntamento annuale è stato un ambasciatore del territorio contribuendo a rendere famoso e apprezzato questo Paese che era misconosciuto e con cattiva reputazione verso i Comuni contermini; oltre 30 anni di
continuità hanno ridato lustro,
serietà sociale e spessore organizzativo a chi riteneva
questa comunità incapace
di tale perseveranza.
Questa Sagra è stata un esempio per quanti non riescono a sopravvivere
a se stessi e un modello a cui mirare per quanti si improvvisano organizzatori di sagre.
Salutiamo da questa tribuna virtuale tanti amici che per gli impegni, la famiglia, l’età, il lavoro hanno lasciato via via il momento organizzativo.



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